La storia del conflitto israelo-palestinese è complessa e radicata in decenni di tensioni, guerre e negoziati. Per comprendere le dinamiche attuali, è fondamentale esaminare gli eventi che hanno avuto inizio nel 900.

Durante la Prima Guerra Mondiale, il governo britannico ha espresso il suo sostegno alla creazione di una “casa nazionale per il popolo ebraico” in Palestina, creando tensioni con la popolazione araba locale.

Dopo la guerra, la Palestina divenne un mandato britannico. Durante questo periodo, l’immigrazione ebraica aumentò, portando a conflitti tra le comunità ebraiche e arabe.

Il movimento sionista | Studenti.it

La Seconda Guerra Mondiale ha portato alla morte di sei milioni di ebrei nell’Olocausto, intensificando il desiderio di una patria sicura per il popolo ebraico. Il movimento sionista, che mirava a stabilire uno stato ebraico in Palestina, guadagnò slancio durante e dopo la guerra, con un crescente supporto internazionale.

Nel 1947, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò un piano di partizione che prevedeva la creazione di uno stato ebraico e uno stato arabo. Gli ebrei accettarono il piano, mentre gli arabi lo rifiutarono.

Il 14 maggio 1948, David Ben-Gurion proclamò l’indipendenza di Israele. Questo evento scatenò la prima guerra arabo-israeliana, con gli stati arabi vicini che invasero il nuovo stato.

Guerra del 1948 (Guerra d’Indipendenza di Israele / Nakba)

Per i palestinesi, la guerra del 1948 è conosciuta come Nakba (“catastrofe”), poiché centinaia di migliaia di palestinesi furono costretti a lasciare le loro case e divennero rifugiati.

Alla fine della guerra, Israele controllava gran parte del territorio previsto per lo stato arabo, mentre la Cisgiordania e Gaza furono occupate rispettivamente dalla Giordania e dall’Egitto.

What is the Palestinian Nakba and why does it matter? – DW – 05/15/2024

Guerra dei Sei Giorni (1967)

Le tensioni tra Israele e i paesi arabi aumentarono negli anni ’60, con il crescente militarismo e le minacce reciproche. Gli scontri lungo il confine e le provocazioni contribuirono a un clima di guerra imminente.

Il 5 giugno 1967, Israele lanciò un attacco preventivo contro Egitto, Giordania e Siria. In sei giorni, Israele conquistò la Cisgiordania, Gaza, le Alture del Golan e il Sinai.

La guerra portò a un significativo ampliamento del territorio israeliano e a un aumento della popolazione palestinese sotto occupazione. La Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU chiese il ritiro delle forze israeliane dai territori occupati e il riconoscimento del diritto di tutti gli stati della regione a vivere in pace.

Guerra del Kippur (1973)

A 50 anni dalla guerra del Kippur

Dopo la Guerra dei Sei Giorni, i paesi arabi, in particolare Egitto e Siria, cercarono di riconquistare i territori persi. La guerra del Kippur fu un tentativo di sorpresa da parte degli arabi per riprendere il controllo del Sinai e delle Alture del Golan.

Il 6 ottobre 1973, durante la festività ebraica di Yom Kippur, Egitto e Siria attaccarono simultaneamente Israele. Dopo iniziali successi arabi, Israele riuscì a riprendersi e a lanciare una controffensiva.

La guerra si concluse con un cessate il fuoco e portò a negoziati di pace, culminando negli Accordi di Camp David del 1978, che portarono alla restituzione del Sinai all’Egitto in cambio della pace.

 Prima Intifada (1987-1993)

La crescente frustrazione palestinese per l’occupazione israeliana e le condizioni di vita portò a un’insurrezione popolare. La prima Intifada fu caratterizzata da proteste, disobbedienza civile e violenza.

Prima intifada - Wikipedia

Iniziata nel dicembre 1987, vide la partecipazione di ampie fasce della popolazione palestinese. Israele rispose con misure di repressione, inclusi arresti e violenze.

La prima Intifada portò a una maggiore attenzione internazionale sulla questione palestinese e alla nascita dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) come rappresentante del popolo palestinese. Gli Accordi di Oslo del 1993 furono un tentativo di risolvere il conflitto.

Seconda Intifada (2000-2005)

La scomparsa del sogno palestinese di libertà è una questione globale | il  manifesto

La seconda Intifada scoppiò in seguito al fallimento dei negoziati di pace e alla visita di Ariel Sharon al Monte del Tempio a Gerusalemme, un luogo sacro sia per gli ebrei che per i musulmani. La frustrazione per la continua occupazione e le condizioni di vita deteriorate contribuì all’esplosione della violenza.

La seconda Intifada, nota anche come “Intifada di Al-Aqsa”, iniziò nel settembre 2000 e si caratterizzò per scontri violenti tra le forze israeliane e i palestinesi. Gli attacchi suicidi, le manifestazioni e le operazioni militari israeliane furono all’ordine del giorno. La violenza portò a migliaia di morti, sia tra i palestinesi che tra gli israeliani.

Tutto ciò portò a un inasprimento della repressione israeliana e alla costruzione di un muro di separazione tra Israele e i territori palestinesi. La violenza e la mancanza di progressi nei negoziati di pace portarono a un clima di sfiducia e disperazione tra le due parti.

Guerra di Gaza (2008-2009)

Dopo la vittoria di Hamas nelle elezioni del 2006 e il successivo conflitto con Fatah, Hamas assunse il controllo della Striscia di Gaza. Le tensioni tra Hamas e Israele aumentarono, con frequenti scambi di razzi e attacchi aerei.

Il 27 dicembre 2008, Israele lanciò l’operazione “Piombo Fuso” contro Gaza, con l’obiettivo di fermare i lanci di razzi da parte di Hamas. L’operazione durò fino al 18 gennaio 2009 e portò a pesanti bombardamenti e a un alto numero di vittime civili.

La guerra causò la morte di oltre 1.400 palestinesi e 13 israeliani. La comunità internazionale condannò l’uso eccessivo della forza da parte di Israele e la situazione umanitaria a Gaza peggiorò ulteriormente.

Guerra di Gaza (2012)

Le tensioni rimasero elevate dopo il conflitto del 2008-2009, con continui scambi di attacchi tra Hamas e Israele.

Nel novembre 2012, Israele lanciò l’operazione “Colonna di Difesa” in risposta ai lanci di razzi da Gaza. L’operazione durò otto giorni e si concluse con un cessate il fuoco mediato dall’Egitto.

La guerra portò a circa 160 morti palestinesi e 6 israeliani. Anche se il conflitto si concluse con un cessate il fuoco, le tensioni rimasero alte e la situazione a Gaza continuò a deteriorarsi.

Guerra di Gaza (2014)

Le tensioni aumentarono nuovamente dopo il rapimento e l’uccisione di tre ragazzi israeliani e la successiva uccisione di un ragazzo palestinese. Gli scontri si intensificarono, portando a un nuovo conflitto.

Il 8 luglio 2014, Israele avviò l’operazione “Margine Protettivo” contro Gaza, con l’obiettivo di fermare i lanci di razzi e distruggere i tunnel di Hamas. Il conflitto durò 50 giorni e portò a pesanti bombardamenti e a un alto numero di vittime.

La guerra causò la morte di oltre 2.200 palestinesi e 73 israeliani. La distruzione a Gaza fu devastante, con migliaia di case distrutte e una crisi umanitaria in corso. Anche in questo caso, la comunità internazionale chiese un cessate il fuoco e una soluzione duratura al conflitto.

Nonostante vari tentativi di negoziato e cessate il fuoco, le tensioni tra Israele e Palestina rimangono elevate. La questione dei confini, degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, del diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi e dello status di Gerusalemme continuano a essere punti di contesa.

La costruzione di insediamenti israeliani in Cisgiordania è aumentata negli ultimi anni, suscitando condanne internazionali e aggravando le tensioni con la popolazione palestinese. Gli insediamenti sono considerati illegali secondo il diritto internazionale, ma Israele contesta questa interpretazione.

La Striscia di Gaza, controllata da Hamas, è sotto un blocco israeliano dal 2007, che ha portato a una grave crisi umanitaria. Le condizioni di vita a Gaza sono estremamente difficili, con accesso limitato a beni essenziali, acqua potabile e assistenza sanitaria.

Negli ultimi anni, ci sono stati ripetuti cicli di violenza tra Israele e Hamas, con scambi di razzi e bombardamenti. Le tensioni si intensificano frequentemente durante eventi significativi, come le festività religiose o le manifestazioni politiche.

La storia del conflitto israelo-palestinese è segnata da guerre, tensioni e tentativi di pace falliti. Le cicatrici lasciate dai conflitti passati continuano a influenzare le relazioni tra le due comunità e a complicare gli sforzi per una risoluzione pacifica. La situazione attuale è caratterizzata da una profonda sfiducia, violenza ricorrente e una crisi umanitaria che richiede attenzione e azione da parte della comunità internazionale. Solo attraverso un dialogo sincero e un impegno per la giustizia e la pace sarà possibile sperare in un futuro migliore per entrambe le popolazioni.

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